Brandelli d’istruzione

Posto un paio di “opere” realizzate alle superiori; momenti fra i più felici ed ispirati di sempre.

Sono stati entrambi realizzati in quarta.. coincidenze? Anno buono? Forse se ricordassi l’oroscopo saprei che era tutto frutto di una fortuita congiunzione astrale.. tipo Venere in Saturno o palla 8 in buca d’angolo, fattosta che, faticando duramente e divertendomi anche di più produssi alcune cose molto carine.

Purtroppo però le uniche testimonianze sono queste foto che non gli rendono giustizia.. ora non che i risultati fossero davvero belli.. se devo dirla tutta, a qualche anno di distanza la mia concezione di “bello” si è un po’ spostata, ma non è questo il punto. Come molte altre cose che ho già postato qui non è tanto il risultato finale ciò di cui vado fiero, quanto lo slancio, l’ispirazione, che mi portò a realizzarle.. quel formicolio nelle budella, quella sensazione da “sì, spacchiamo giù tutto, stravinciamo, strafacciamo” che provavo in quel momento, quello voglio ricordare, perchè quello è il modo giusto per lavorare ed è così che lavoravo prima, è così che lavoro adesso, ed è così che lavorerò sempre. O almeno spero.

Ma veniamo ai fatti. Era il periodo di scuola in cui noi piccoli gibici* affinavamo le techniche pittoriche classiche, fondendole con nuove ispirazioni; in parole povere, era il periodo dei pocci, prima di giungere all’ambito più moderno e definito della grafica. Il primo lavoro è quello che ho consegnato per la valutazione di tutto il percorso sugli acquerelli.

killerbot acquerello

È il killerbot, il mio adorato robottino assassino, estrapolato dal disegno “First blade test”, postato qui, che la prof. scorse sul mio tavolo, mannaggia a me che non tengo in ordine le mie cose.. così venne l’idea di usarlo acquarellarlo con questo stile “sporco”, volutamente sporco, in forte contrasto con la luce bianca che scende candidamente dall’alto. La parte più complessa da realizzare fu appunto lo sfondo, mi ricordo bene che dopo aver sporcato il foglio, aver delineato il robot, aggiunto la semicupola e anche la luce, sembrava ancora troppo pulito, così usai l’acqua sporca del bicchiere, ma non bastava mai e alla fine, con quel che restava del nero, usando il fondo del tubetto come spatola, aggiusi i vari tagli e sbaffi. Fu decisamente un momento molto bello.

 

L’altra “opera” (pff…come no) che vado ad inserire invece è ciò che realizzai nell’ambito del pomeridiano “Corso di Pittura (e altro)” che si teneva, e spero vivamente, si tenga ancora fra i gibici*. Il fatto che già di per se fosse qualcosa di extrascolastico contribuiva, almeno per me, a creare una bella atmosfera carica di idee strane e un po’ pazzerelle. Il tema di quell’anno era “l’Oltre” vago abbastanza da farci entrare qualunque cosa, così gira che ti rigira e pensa che ti ripensa venne fuori questa cosa del fossile di robot. Già perchè è di questo che si tratta: un oltre temporale, un oggetto di un futuro remoto collocato in un passato remoto e rinvenuto oggi, completo di targhetta da museo.

beyond the past bot - tavola

Dopo aver realizzato il disegno ed averlo ingrandito, essermi procurato una grossa lastra di compensato iniziai il lavoro vero: coprirla di scagliola mista a sabbia e colla. Una malta durissima spessa un mezzo centimetro in cui poi incisi e graffiai il povero robot fossile. Ma il risultato era bianchiccio per via della scagliola, così alla prof. venne l’idea di colorarlo con un pigmento marrone, e quale migliore supporto c’è per un pigmento, di un olio essenziale profumato? Andò così, davvero. Il pigmento, seccatosi, assunse una tonalità rossa (Ops..) e il lastrone beh, profumava ancora l’ultima volta che l’ho visto.

DSCF3657

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